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LA BIOPOLITICA NON AMMETTE LIBERTA' DI COSCIENZA

Paolo Becchi

Che la bioetica sia diventata bio-politica sta ormai sotto gli occhi di tutti. La politica si è divisa su una legge riguardante la fecon-daziorie assistita, una legge che approvata dal Parlamento e confermata dal popolo, il quale per via referendaria ne ha impedito l'abrogazione, viene ora - in parte - rimessa in discussione dai giudici della Corte Costituzionale. La politica si è divisa sul caso Englaro a tal punto da spingere d governo (unanime!) a una decretazione d'urgenza per impedire che una sentenza di morte pronunciata da altri giudici venisse eseguita. La politica continua a dividersi sul testamento biologico di cui è pross'ima la discussione alla Camera. In questa situazione di aspro, ma sano conflitto politico, che pone un freno al governo dei giudici, è abbastanza sorprendente che chi aspira naturalmente alla successione di Silvio Berlusconi nella guida del più grande partito italiano - Gianfranco Fini - non perda l'occasione per smarcarsi. Ieri la fecondazione assistita, oggi il testamento biologico, domani - chissà - l'eutanasia. Parole grosse sono riecheggiate: la legge sulla fecondazione assistita e quella in itinere sul testamentobiologico sarebbero il frutto dell'invadenza della Chiesa cattolica nell'ambito dello Stato laico. Si è scambiato lo spazio pubblico che la religione ha ormai di fatto planetariamente riacquistato nella società post secolarizzata per una pretesa ingerenza del Vaticano nella politica italiana. il fatto epocale è un altro. La religione non riguarda più soltanto la sfera privata, la fede, ma è ritornata ad esprimere delle ragioni, occupa uno spazio nella sfera pubblica.
Dal punto di vista politico un dato va comunque registrato: non solo Fini si è posto al di fuori dello schieramento politico cui appartiene, ma ha assunto posizioni radicali, neppure condivise da una parte consistente dell'opposizione. La legge sulla fecondazione assistita è uscita dal Parlamento italiano e non dal Vaticano e anzi, credo, che per un cattolico doc gran parte delle tecniche di fecondazione assistita ammesse dalla legge sarebbero di per sé peccaminose: quella legge non è cattolica, è soltanto una legge che tiene conto dei diversi soggetti coinvolti nella fecondazione assistita, anche degli embrioni. Sul versante del fine vita il discorso è aperto e c'è sicuramente da augurarsi che il lavoro parlamentare possa modificare radicalmente il disegno di legge ap- provato 'dal Senato, riparando notevoli guasti. Ma questo richiede impegno e non dichiarazioni a effetto che mirano in anticipo a gettare discredito su qualcosa che invece si può (anzi si deve!) modificare.
Si dirà: opinioni diverse. E su questioni etica-mente sensibili è alla libertà di coscienza che bisogna fare appello. Ma proprio qui casca l'asino. Nel momento in cui la bioetica si è trasformata in biopolitica e la discussione non avviene più nell'ambito di un comitato di bioetica, ma nei congressi di partito e nelle aule parlamentari, non è più possibile affrontare la cosa ricorrendo a superati cliché liberali. Nell'epoca della riproducibilità tecnica della vita e del differimento tecnologico della morte naturale un movi-mento politico deve avere una sua precisa linea politica anche su questi temi d'importanza decisiva. Stiamo invece assistendo a qualcosa di paradossale: Berlusconi viene fatto passare per un fautore del?o g Stato etico di gentiliana memoria, mentre Fini aspira a presentarsi come un vecchio liberale alla Constant. In realtà entrambi i modelli sono oggi obsoleti: né di Gentile, né di Constant abbiamo bisogno, ma di qualcosa di meglio di entrambi.

PAOLO BECCHI è docente di filosofia del diritto all'Università di Genova e autore del libro "La morte cerebrale e il trapianto d'organi" (Morcelliana editrice).


 
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