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E' un'ideologia "ateo-messianica" che propugna lo "scontro di civiltà" che di ha affascinato molti Cattolici i quali non ne hanno compreso i veri obiettivi. Lo scontro è del tutto interno al cosiddetto "mondo occidentale". Si tratta dello scontro tra "la religione del Dio che si è fatto Uomo e la religione dell'uomo che pretende di farsi dio". Al contrario, la concezione massonica e liberale, spesso trattata in ambito cattolico-liberale per "umanesimo cristiano" in funzione filo-occidentale americanocentrica (ossia ciò che oggi si definisce "globalizzazione") porta a giustificare lo "scontro di civiltà". Lutero ha avviato un processo di "de-ellenizzazione del Cristianesimo". La rottura protestante con la teologia cattolica ha prodotto la concezione contrattualista (che è come dire soggettivista ed utilitarista) del diritto e delle forme politiche e sociali. Questa indebita trasposizione è l'essenza anche del liberismo, essenza che si va manifestando con maggiore evidenza proprio oggi che, in nome della globalizzazione, viene mendacemente promesso all'umanità un avvenire di pacificazione e di benessere planetari. Invece l'Occidente sta sprofondando nel nichilismo globale. Un esempio tipico della discontinuità tra la perduta Cristianità europea e l'occidente odierno ci è dato proprio dalla dottrina Wofowitz/ Rumsfeld/ Rice della guerra preventiva, nella quale molti cattolici credono di poter scorgere l'aggiornamento della dottrina patristica sulla "guerra giusta". Il documento "The National Security Strategy of United States of America" ha proclamato il diritto storico dell'America ad usare preventivamente la sua superiorità militare senza alcun limite legale contro qualunque Stato o organizzazione che ne minacci gli interessi e la supremazia mondiale. Afferma semplicemente il diritto del più forte a discapito della forza del diritto. La dottrina neoconservatrice (neocon) sulla guerra preventiva ed unilaterale manifesta una carica eversiva radicale analoga a quella della dottrina internazionalistica sovietica della sovranità limitata. L'ideologia neoconservatrice è l'anima del capitalismo iperconcor renziale e globale, oggi egemone, che abbaglia l'uomo con i luccichii delle sue vetrine sfavillanti facendogli dimenticare le realtà eterne ed il suo destino finale di salvezza o dannazione. L'antistatalismo neoconservatore si oppone soprattutto a quella forma moderna dello Stato, che è lo Stato sociale, che storicamente, almeno in Europa ed anche per influsso del magistero sociale cattolico ha favorito una più giusta redistribuzione della ricchezza. Dalla destrutturazione dello Stato è emersa un'economia "nichilista", che si esprime nella distruzione del lavoro stabile e nel dominio globale della forza anonima e speculatrice, cresciuta a sua volta sulla moneta creata dal nulla dalle banche centrali. I "neocon" partono da un'analisi in parte giusta della crisi del mondo moderno. Questa analisi prende le mosse dall'evidente fallimento storico del credo gnostico, in versione social-progressista, della modernità. La debolezza e contraddittorietà del pensiero "neocon" sta nell'ignorare il legame tra il liberalismo e la crisi nichilista nella quale va annaspando l'Occidente. Il pensiero "neocon", pur essendo critico verso gli esiti nichilisti dell'Occidente, punta a conciliare l'etica tradizionale, che negli Stati Uniti non è quella cattolica ma quella del rigorismo puritano, con il liberismo mercantile senza avvedersi dello stretto nesso esistente tra il liberismo ed il soggettivismo teologico, filosofico ed etico che, da Lutero e Cartesio in poi, avvelena la cultura occidentale. Si realizza un connubio tra "Dio e Mercato", sicché il primo diventa un idolo teologico a giustificazione del secondo. I "neocon" non si rendono conto che al relativismo etico sul piano morale, corrisponde il relativismo sociale sul piano sociologico. Non è stato infatti un caso se il relativismo sociale è esploso nella forma della precarizzazione del lavoro proprio quando il liberismo, dopo la caduta del comunismo, ha trionfato. Questa idea è fondata sul pessimismo antropologico che Carl Schmitt mutuava da Hobbes ("homo homini lupus"), ma che prima era stato proprio di Lutero. Questa concezione del conflitto perenne è del tutto avulsa da una tradizionale concezione cattolica, di derivazione aristotelico-agostiniana-tomista, che individua, al contrario, nel principio del Bene Comune, e dunque nell'amicizia e nella naturale socievolezza dell'uomo il proprio fondamento. Il vero volto dell'ideologia neoconservatrice lo ha mostrato Michael Leeden, gettando la maschera dell'ipocrisia moral-umanitaria, sul numero del dicembre 2001 di American Enterprise, la nota rivista neoconservatrice: "Distruzione creativa è il nostro secondo nome, dentro e fuori la nostra società. Noi demoliamo il vecchio ordine ogni giorno, dagli affari alla scienza, letteratura, arte, architettura e cinema, alla politica e alla legge. I nostri nemici hanno sempre temuto questo turbine di energia e di creatività, che minaccia le loro tradizioni (quando ci sono) e ci accusano per la loro incapacità a tenere il passo. Guardando l'America che distrugge le società tradizionali, essi ci temono perché non vogliono essere distrutti. Non possono sentirsi sicuri finché noi siamo là (...). Per sopravvivere devono attaccarci, come noi dobbiamo distruggerli per far avanzare la nostra storica missione". Il pericolo dell'ideologia neoconservatrice sta nella sua capacità di sedurre i buoni cattolici attraverso la difesa simulata che essa fa dei "valori" dell'"etica naturale", della fede e della presunta identità cristiana dell'Occidente moderno. I buoni cattolici, affascinati dalla denuncia neoconservatrice del relativismo etico e dalle politiche "pro-life", finiscono per non avvedersi della loro strumentalizzazione secondo il disegno politico straussiano cui si ispirano i "neocon" americani. È assolutamente necessario, per i cattolici, separare e distinguere con forza e chiarezza cristallina la denuncia sinceramente cattolica del "relativismo" da quella strumentale, ed atea, dei neoconservatori americani e dei loro imitatori italiani, come Marcello Pera, Ida Magli, Ferdinando Adornato e la defunta Oriana Fallaci. |