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ARTEPer progettare chiese bisogna essere cattolici? Un editoriale di Giorgio Agnisola del 9 novembre nella sezione culturale (Agorà) di Avvenire ha sollevato il caso. "Il fatto è che non sempre gli architetti e i progettisti e quanti a vario titolo sono chiamati a collaborare all'edificazione dei luoghi di culto - scrive il critico d'arte - vivono un'autentica esperienza di fede, sono consapevoli della loro responsabilità ecclesiale". E allora si è chiesto Agnisola, per fare "chiese più belle la tecnica c'è", ma "il senso del sacro" dove va a finire? Abbiamo tanti esempi di chiese che non soddisfano a qusto bisogno dei fedeli, tanto che Agnisola, giunge a porsi la domanda: "Ma si può chiedere a un artista non credente di realizzare una chiesa?". Molte chiese moderne sono ampie, spaziose, anche luminose ma appaiono fredde, vuote e per lo più squallide. Così troviamo la chiesa realizzata dall'architetto Meyer (ebreo) priva di croci, la chiesa di S. Pio da Pietrelcina di Renzo Piano, che dal di fuori sembra più la facciata di una stazione ferroviaria e dentro con molte raffigurazioni stilizzate che, a detta di esperti sono interpretabili come simbologie massoniche. La chiesa di San Giacomo a Foligno, committente la stessa Conferenza episcopale italiana è una costruzione a doppio cubo di cemento armato, dove "la luce diventa motore della massa", dichiara orgoglioso Fuksas che non è cattolico e neppure credente, anche se aggiunge: "Questo per me non vuol dire che non esista la spiritualità il senso religioso, non concepisco l'ateismo crudo". Non parliamo poi della Chiesa del famoso architetto Nymeier, che ricalca il modello di un enorme fungo, tanto da far pensare che si sia ispirato alla favola dei puffi. Se è già difficile interpretare il senso del sacro per coloro che sono credenti e lo vivono durante le liturgie o nel silenzio del raccoglimento della preghiera, ben difficilmente può sentire queste cose chi non crede o addirittura è indifferente. I risultati scadenti sono sotto gli occhi di tutti. |